Nel frattempo mio padre, fortunatamente, dava segni di ripresa concreti ed eravamo tutti più contenti anche se, come al solito, non sapevamo quando e come ne sarebbe uscito. I medici ad un certo punto si sbilanciarono dicendo che l'aneurisma cerebrale aveva creato solo problemi motori, non inficiando in alcun modo sulla capacità cognitiva ed espositiva. Progressivamente Giulietto iniziava a riprendere conoscenza e stare meglio.
Dentro di me sapevo che c'era il rischio di trovarmi un'altra persona davanti rispetto a quella che conoscevo, ma non mi importava. Volevo solo che uscisse quanto prima da quella situazione. Poi avrei fatto i conti con quello che sarebbe stato.
Quando in clinica apparve quasi certo che mio padre si sarebbe ripreso, ci dissero che sarebbe dovuto andare per un tempo imprecisato, ma non brevissimo, in un centro di riabilitazione motoria ove riprendere le funzionalità. Cercammo di capire dove portarlo. Quale sarebbe stata la soluzione migliore per lui. Nel valzer di informazioni e consigli che ci arrivarono, un giorno mi chiamò zia Patrizia di Milano, che mi suggerì un centro nel comasco specializzato nel recupero di pazienti con problematiche come quelle di mio padre, insistendo che lo avremmo dovuto portare lì.
Le opzioni erano due: portare mio padre in quel centro, lasciarlo da solo e vedere se in quel modo si sarebbe dato da fare per recuperare nel più breve tempo ben sapendo che io, mio fratello e mia zia lo avremmo visto poco (Zia Patrizia, comunque, ci aveva dato tutta la sua disponibilità per aiutarlo). L'altra alternativa era quello di trovare una soluzione a Roma in modo da poterlo monitorare in continuazione e vederlo spesso. Zia Patrizia ci disse che secondo lei la situazione migliore era quella prospettata da lei, sulla base di quanto detto prima, ossia del fatto che in quelle condizioni e non avendo altra scelta mio padre si sarebbe dato da fare per tornare quanto prima a casa ed alla vita di prima, per quanto possibile.
Dopo aver valutato la situazione ed esserci confrontati tutti e tre, pensammo che, forse, la soluzione ideale sarebbe stata quella di portarlo in un centro riabilitativo della Capitale in modo da poter monitorare mio padre costantemente. La scelta fu dettata anche dal carattere di mio padre: avevamo paura che lontano dagli affetti più stretti si sarebbe lasciato andare.
Visti i risultati, di cui parlerò in seguito, fu la scelta giusta ???? A mio avviso sì.
Le problematiche di vita con un padre divenuto disabile ed un rapporto costruito in dodici anni. Il tutto condito da stati d'animo personali e riflessioni.
martedì 24 luglio 2018
giovedì 12 luglio 2018
Problemi burocratici
Uno dei problemi cui ci siamo trovati dinanzi, oltre a quelli strettamente connessi con la salute di mio padre, ha riguardato gli aspetti ordinari della sua vita, come il pagamento delle bollette, la gestione del conto in banca ecc. anche in relazione al fatto che mio padre era un libero professionista, doveva ancora andare in pensione e non si sapeva se avrebbe potuto ricominciare a lavorare.
Vediamo nello specifico quali sono le cautele che andrebbero sempre adottate in una famiglia, dal momento che quanto è capitato a mio padre potrebbe succedere a chiunque.
Vita ordinaria: bisogna cercare di garantire almeno la salvaguardia delle condizioni di vita ordinarie del malato.
Io e mio fratello vivevamo con mio padre in una casa in affitto a cui lui provvedeva, unitamente al pagamento delle utenze varie.
Ovviamente ci siamo trovati in difficoltà principalmente per quanto riguardava il pagamento del canone di locazione di casa. Ci ha aiutato nostra zia, dal momento che non avevamo un lavoro stabile. Onde scongiurare situazioni simili, conviene predisporre (se si hanno le possibilità) una disposizione permanente di bonifico sul conto corrente dell'intestatario del contratto di locazione. Altra soluzione è quella della delega o della co-intestazione del conto corrente in questione: noi non avevamo fatto nulla di tutto questo! Quando mio padre ritornò alla vita e fu in grado di intendere e volere, provvedette lui stesso ma, fino a quel momento, fu un problema. Per quanto riguarda le utenze, nel lontano 2005 arrivavano le bollette cartacee e si poteva provvedere. Ora, con internet, conviene aprire un account, con le password alla portata di tutti, stamparle e pagarle.
Vita lavorativa: qui la faccenda si fa nettamente più complicata e non ho una precisa soluzione da dare. Mio padre era un libero professionista ed aveva una attività in proprio. Pur nella disgrazia, gli mancava molto poco alla pensione. Versammo i contributi per suo conto, ma qui fummo aiutati anche dal fatto che conoscevamo il suo commercialista e, soprattutto, da mia zia che aveva le risorse economiche per farlo. A livello pratico, continuammo a mandare avanti la sua attività attraverso dei collaboratori ma, ovviamente, gli incassi diminuirono notevolmente. Parecchio!
Non appena mio padre si riprese, pur avendo problemi motori, con l'aiuto dell'intera famiglia, fu messo nelle condizioni di seguire, anche se marginalmente, il proprio lavoro. Ma niente fu come prima.
Vediamo nello specifico quali sono le cautele che andrebbero sempre adottate in una famiglia, dal momento che quanto è capitato a mio padre potrebbe succedere a chiunque.
Vita ordinaria: bisogna cercare di garantire almeno la salvaguardia delle condizioni di vita ordinarie del malato.
Io e mio fratello vivevamo con mio padre in una casa in affitto a cui lui provvedeva, unitamente al pagamento delle utenze varie.
Ovviamente ci siamo trovati in difficoltà principalmente per quanto riguardava il pagamento del canone di locazione di casa. Ci ha aiutato nostra zia, dal momento che non avevamo un lavoro stabile. Onde scongiurare situazioni simili, conviene predisporre (se si hanno le possibilità) una disposizione permanente di bonifico sul conto corrente dell'intestatario del contratto di locazione. Altra soluzione è quella della delega o della co-intestazione del conto corrente in questione: noi non avevamo fatto nulla di tutto questo! Quando mio padre ritornò alla vita e fu in grado di intendere e volere, provvedette lui stesso ma, fino a quel momento, fu un problema. Per quanto riguarda le utenze, nel lontano 2005 arrivavano le bollette cartacee e si poteva provvedere. Ora, con internet, conviene aprire un account, con le password alla portata di tutti, stamparle e pagarle.
Vita lavorativa: qui la faccenda si fa nettamente più complicata e non ho una precisa soluzione da dare. Mio padre era un libero professionista ed aveva una attività in proprio. Pur nella disgrazia, gli mancava molto poco alla pensione. Versammo i contributi per suo conto, ma qui fummo aiutati anche dal fatto che conoscevamo il suo commercialista e, soprattutto, da mia zia che aveva le risorse economiche per farlo. A livello pratico, continuammo a mandare avanti la sua attività attraverso dei collaboratori ma, ovviamente, gli incassi diminuirono notevolmente. Parecchio!
Non appena mio padre si riprese, pur avendo problemi motori, con l'aiuto dell'intera famiglia, fu messo nelle condizioni di seguire, anche se marginalmente, il proprio lavoro. Ma niente fu come prima.
giovedì 31 maggio 2018
Sanità pubblica e privata.
Come detto, mio padre tornò nell'ospedale in cui era stato operato, per terminare il decorso post-intervento ed essere avviato in un centro di riabilitazione, ma qualcosa iniziò quasi subito a non andare. Gli venne una febbre molto alta che non accennava minimamente a diminuire. I medici dicevano che era tutto regolare e faceva parte del normale decorso post-operatorio.
Quando ci vedevano, e chiedevamo lumi sulla questione, ci trattavano spesso come idioti ripetendoci la stessa, identica, cantilena. Sembrava un copione scritto che si apprestavano a recitare! Nel giro di poco tempo la situazione apparve alquanto strana. Iniziammo il solito giro di telefonate con amici e parenti medici. In breve capimmo che mio padre aveva contratto un'infezione (nel reparto) che se lo stava portando via.
Riuscimmo a salvarlo anche questa volta perchè non ci fidammo totalmente del personale medico ospedaliero. Dobbiamo ringraziare il nostro istinto ed numerosi medici tra amici e parenti. Se non fossero concorse queste due circostanze probabilmente non ce l'avremmo fatta. In determinati momenti bisogna essere sempre all'erta e pronti a tutto. Cosa vuol dire ???? Non prendere per oro colato quanto dicono i medici, ma fidarsi del proprio fiuto e della propria sensibilità agendo tempestivamente.
In breve, nostra zia, nonché sua sorella, informò me e mio fratello che aveva trovato una soluzione alternativa all'ospedale ove portare immediatamente nostro padre: era una blasonata clinica privata (….di cui, ovviamente, non farò il nome...) nella quale, a suo dire, lo avrebbero recuperato. Noi figli eravamo un tantino titubanti, anche per i notevoli costi di queste strutture, che non ci potevamo permettere totalmente, ma eravamo altrettanto vincolati nella scelta poiché non c'era tempo da perdere: nostro padre stava sempre più male.
Nostra zia ci rispose che aveva l'assicurazione e dovevamo stare assolutamente tranquilli.
Purtroppo nella blasonata clinica fecero poco o niente, mangiandoci letteralmente i soldi, anche se mio padre migliorò, uscendo dalla situazione di pericolo causata probabilmente da un'infezione contratta nel reparto ospedaliero.
Certo: aveva una stanza singola e veniva controllato di continuo, ma non fecero nulla di più di quello che avrebbe potuto fare una struttura pubblica. Tuttavia non potemmo comportarci diversamente.
Quando venne presentato il conto nostra zia si sentì male, perchè chiedettero che venisse pagato l'intero importo prima dell'intervento assicurativo. Parliamo di una cifra veramente da capogiro. Così chiese a me e mio fratello di anticipare una parte dell'importo (soldi che avevamo grazie ad un terreno appena venduto, lasciatoci in eredità da nostra madre). Dopo qualche tempo l'assicurazione rimborsò tutti i soldi ma noi non vedemmo mai un euro.....
Riuscimmo a salvare mio padre per una serie di situazioni, ma una famiglia normale ce l'avrebbe fatta??? La risposta è no! Sarebbe morto in ospedale.
Noi siamo stati fortunati perchè nostra zia aveva messo da parte qualche soldo e qualche altro lo avevamo noi, eppoi perchè sapevamo esserci l'assicurazione.
Apro un capitolo sull'argomento. In questi casi, anche se può risultare estremamente difficile per una serie di motivi, occorre accertarsi che la compagnia assicurativa effettivamente paghi, le modalità di pagamento e la somma in concreto elargita. Siccome i contratti sono spesso complicati il consiglio, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa con il rischio di trovarsi nei guai, è consultare direttamente l'assicurazione stessa oppure far vedere il contratto assicurativo ad un avvocato, possibilmente esperto di contrattualistica.
Quando ci vedevano, e chiedevamo lumi sulla questione, ci trattavano spesso come idioti ripetendoci la stessa, identica, cantilena. Sembrava un copione scritto che si apprestavano a recitare! Nel giro di poco tempo la situazione apparve alquanto strana. Iniziammo il solito giro di telefonate con amici e parenti medici. In breve capimmo che mio padre aveva contratto un'infezione (nel reparto) che se lo stava portando via.
Riuscimmo a salvarlo anche questa volta perchè non ci fidammo totalmente del personale medico ospedaliero. Dobbiamo ringraziare il nostro istinto ed numerosi medici tra amici e parenti. Se non fossero concorse queste due circostanze probabilmente non ce l'avremmo fatta. In determinati momenti bisogna essere sempre all'erta e pronti a tutto. Cosa vuol dire ???? Non prendere per oro colato quanto dicono i medici, ma fidarsi del proprio fiuto e della propria sensibilità agendo tempestivamente.
In breve, nostra zia, nonché sua sorella, informò me e mio fratello che aveva trovato una soluzione alternativa all'ospedale ove portare immediatamente nostro padre: era una blasonata clinica privata (….di cui, ovviamente, non farò il nome...) nella quale, a suo dire, lo avrebbero recuperato. Noi figli eravamo un tantino titubanti, anche per i notevoli costi di queste strutture, che non ci potevamo permettere totalmente, ma eravamo altrettanto vincolati nella scelta poiché non c'era tempo da perdere: nostro padre stava sempre più male.
Nostra zia ci rispose che aveva l'assicurazione e dovevamo stare assolutamente tranquilli.
Purtroppo nella blasonata clinica fecero poco o niente, mangiandoci letteralmente i soldi, anche se mio padre migliorò, uscendo dalla situazione di pericolo causata probabilmente da un'infezione contratta nel reparto ospedaliero.
Certo: aveva una stanza singola e veniva controllato di continuo, ma non fecero nulla di più di quello che avrebbe potuto fare una struttura pubblica. Tuttavia non potemmo comportarci diversamente.
Quando venne presentato il conto nostra zia si sentì male, perchè chiedettero che venisse pagato l'intero importo prima dell'intervento assicurativo. Parliamo di una cifra veramente da capogiro. Così chiese a me e mio fratello di anticipare una parte dell'importo (soldi che avevamo grazie ad un terreno appena venduto, lasciatoci in eredità da nostra madre). Dopo qualche tempo l'assicurazione rimborsò tutti i soldi ma noi non vedemmo mai un euro.....
Riuscimmo a salvare mio padre per una serie di situazioni, ma una famiglia normale ce l'avrebbe fatta??? La risposta è no! Sarebbe morto in ospedale.
Noi siamo stati fortunati perchè nostra zia aveva messo da parte qualche soldo e qualche altro lo avevamo noi, eppoi perchè sapevamo esserci l'assicurazione.
Apro un capitolo sull'argomento. In questi casi, anche se può risultare estremamente difficile per una serie di motivi, occorre accertarsi che la compagnia assicurativa effettivamente paghi, le modalità di pagamento e la somma in concreto elargita. Siccome i contratti sono spesso complicati il consiglio, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa con il rischio di trovarsi nei guai, è consultare direttamente l'assicurazione stessa oppure far vedere il contratto assicurativo ad un avvocato, possibilmente esperto di contrattualistica.
mercoledì 23 maggio 2018
Esplodono i problemi familiari!!!!
Uno dei problemi che mi trovai ad affrontare e che esplosero letteralmente quando mio padre stette male, fu il rapporto con le mie due zie: la sorella, di un anno più giovane, e la zia (cioè la mia pro-zia). Io e mio fratello, nonostante i caratteri diametralmente opposti, nei momenti di difficoltà siamo sempre riusciti a far “quadrato”. Con le zie, invece, era totalmente diverso. Entrambe non sposate e con un carattere prevaricatore, nel momento in cui Giulietto stette male iniziarono a combinarne di tutti i colori. Chi legge magari si sta chiedendo come mai non fosse successo prima. Semplicemente mio padre faceva da “cuscinetto” tra me, mio fratello e loro. In che modo non l'ho mai compreso appieno però noi, fino a quel momento, eravamo riusciti più o meno a starne alla larga. Da quel giorno in poi ci trovammo ad affrontare anche questa situazione che non era per nulla facile.
Purtroppo quanto capitò a me e mio fratello è assai comune. Tra i vari fatti che si verificano quando un familiare stretto si trova in situazioni di infermità, totale o parziale che siano, vi è quello del rapporto con altri componenti della famiglia e spesso con i parenti. Situazioni a volte latenti che si palesano all'improvviso, creando non pochi problemi.
Come vanno gestite ???? Inutile dire che si dovrebbe pensare in primis a tutelare la persona che sta male, ma difficilmente questo succede. Anzi, come tra due coniugi che si separano i figli diventano l'oggetto inconsapevole di pretesti e ripicche, così in questi casi si “usa” la persona malata per dar sfogo alle faccende irrisolte e spesso chi sta male finisce in secondo piano.....
Tornando al quesito iniziale. In tutta franchezza una risposta chiara e precisa non la so dare se non quella di circoscrivere il più possibile gli attriti e pensare sempre alla persona che sta male, che va tutelata prima di tutto. Facile a dirsi ???? Ovviamente......
Infatti quello che non si doveva fare l'ho fatto. Reagivo alle provocazioni con rabbia aumentando il caos, stando in perenne tensione.
Tensione, ovviamente, aggiunta alla situazione già estremamente complicata. Ero arrivato al punto da dipendere da questi screzi familiari amplificandone gli effetti. Il risultato ???? Non ero utile a mio padre o, perlomeno, non lo ero nella maniera corretta. E non andava bene.
Avevo anche una vita privata da mandare avanti, ma venivo troppo assorbito da quelle dinamiche familiari e non riuscivo a godermi i rari momenti di tranquillità. Il meccanismo era più o meno lo stesso: io o mio fratello subivamo qualche cattiveria gratuita dalle zie (che spesso si manifestava anche solo attraverso semplici insulti), mi arrabbiavo a più non posso, litigavo, eppoi passavo il tempo a chiedermi il PERCHE' di simili comportamenti. Niente di più sbagliato, perchè la risposta non c'era, così come era impossibile averne da loro che si ritenevano sempre e comunque nel giusto.
Dopo parecchio tempo ho imparato (almeno per quanto è successo fino ad ora) a gestire situazioni del genere, ma come ci sono arrivato lo vedremo con calma.
venerdì 11 maggio 2018
1 anno
Ciao Giulietto, stavolta non racconto la tua/nostra storia. No. Questa volta voglio scriverti sperando che tu legga le pagine nelle pagine di questo blog che ti ho dedicato. Inutile dirti che mi manchi da morire. Inutile dirti che è passato un anno che te ne sei andato, ma che sembra una vita. Inutile dirti che non c'è momento che non ti penso.
Spesso mi sento confuso e vorrei passare a farmi due risate con te o solo chiamarti per sentire come stai. Quando se ne è andata mamma sono stato malissimo e per molti anni. Tu lo sai. Per me era un punto d'appoggio: la persona equilibrata che riusciva a trovare la chiave di apertura in me per farmi riflettere ed agire al meglio.
Con te il discorso è stato diametralmente opposto. Tu ne hai combinate tante, lasciando me ed Emiliano nei guai, ma siamo riusciti a costruire il nostro rapporto da zero in questi lunghi anni della malattia, durante i quali ho imparato a volerti bene e rispettarti perchè sei/eri una brava persona e dal grande cuore.
A quasi cinquant'anni parlare di smarrimento può sembrare ridicolo, ma è la verità.
Se di fatto tu dipendevi da me, in realtà la tua presenza mi dava fiducia, anche se litigavamo spesso ed ero quasi sempre preoccupato per il nostro futuro. Parlavamo poco di noi, ma a me non importava.
C'eri e coglievo ogni tuo minimo gesto di affetto nei miei confronti.
In questo anno mi sono dovuto reinventare da questo punto di vista. Ho dovuto reinventare una vita senza la tua presenza fisica, ben sapendo che ti sento spesso con me. Ho dovuto imparare a convivere con questo vuoto e forse, paradossalmente, mi ha dato più carica.
Non conosco quale sarà il mio domani, ma cerco di viverlo combattendo come se lo stessi facendo per te. Vorrei tanto sapere dove sei adesso e se ti stai divertendo. Se hai finalmente abbandonato le tue sofferenze. Se te la stai spassando. Mi auguro che un giorno ci si possa incontrare di nuovo, perchè se è vero che ci siamo detti tutto, è altrettanto vero che avevamo molto tempo ancora da passare insieme.
Ora ti saluto e spero che tu possa sentire il mio forte abbraccio. Sempre con te ed orgoglioso di te.
Spesso mi sento confuso e vorrei passare a farmi due risate con te o solo chiamarti per sentire come stai. Quando se ne è andata mamma sono stato malissimo e per molti anni. Tu lo sai. Per me era un punto d'appoggio: la persona equilibrata che riusciva a trovare la chiave di apertura in me per farmi riflettere ed agire al meglio.
Con te il discorso è stato diametralmente opposto. Tu ne hai combinate tante, lasciando me ed Emiliano nei guai, ma siamo riusciti a costruire il nostro rapporto da zero in questi lunghi anni della malattia, durante i quali ho imparato a volerti bene e rispettarti perchè sei/eri una brava persona e dal grande cuore.
A quasi cinquant'anni parlare di smarrimento può sembrare ridicolo, ma è la verità.
Se di fatto tu dipendevi da me, in realtà la tua presenza mi dava fiducia, anche se litigavamo spesso ed ero quasi sempre preoccupato per il nostro futuro. Parlavamo poco di noi, ma a me non importava.
C'eri e coglievo ogni tuo minimo gesto di affetto nei miei confronti.
In questo anno mi sono dovuto reinventare da questo punto di vista. Ho dovuto reinventare una vita senza la tua presenza fisica, ben sapendo che ti sento spesso con me. Ho dovuto imparare a convivere con questo vuoto e forse, paradossalmente, mi ha dato più carica.
Non conosco quale sarà il mio domani, ma cerco di viverlo combattendo come se lo stessi facendo per te. Vorrei tanto sapere dove sei adesso e se ti stai divertendo. Se hai finalmente abbandonato le tue sofferenze. Se te la stai spassando. Mi auguro che un giorno ci si possa incontrare di nuovo, perchè se è vero che ci siamo detti tutto, è altrettanto vero che avevamo molto tempo ancora da passare insieme.
Ora ti saluto e spero che tu possa sentire il mio forte abbraccio. Sempre con te ed orgoglioso di te.
martedì 17 aprile 2018
Un Natale strano......
Qui inizia il “bello”. Avuto contezza che l'operazione era andata bene, grazie ad Alfredo il nostro medico di base, che era anche uno dei suoi migliori amici, facemmo trasferire quasi immediatamente mio padre in un altro ospedale dove avevano un reparto attrezzatissimo (del quale per principio non farò il nome, ma lo meriterebbe, grazie alla professionalità del personale) ove stette per qualche tempo. Ricordo la prima volta che me lo fecero vedere: non lo riconobbi. Aveva la testa gonfia ed il viso deformato. Giulietto si era sentito male a metà dicembre e, nel frattempo, si era fatto Natale.
Terrò sempre in mente un episodio del giorno di Natale: mio padre era in stato di semi-incoscienza ma, tuttavia, ogni tanto parlava e rispondeva. Gli chiedemmo che giorno fosse e ci disse che era Natale. Gli chiedemmo pure qualche notizia sul calcio (la sua passione). Ci disse che in Inghilterra avrebbero giocato il giorno dopo. Sia io che i miei familiari (mio fratello e le mie zie) rimanemmo allibiti da queste parole e non fummo mai in grado di spiegarci l'accaduto, ne lui si ricordò mai l'episodio.
Passato il periodo più critico, fu trasferito nuovamente nell'ospedale dove lo avevano operato.
Ricordo quei giorni di festa come molto strani, per non dire brutti. Ero abbastanza spaesato. Da una parte felice perchè notavo che mio padre dava segni di ripresa. Dall'altra, avevo una terrificante paura del futuro. Non sapevo come si sarebbe evoluta, ed in quali termini, la questione. Quanto ci avrebbe messo mio padre per recuperare ???? Sarebbe tornato quello di prima ??? Quanto sarebbe dovuto restare chiuso in qualche ospedale ???? In più c'erano i moltissimi problemi familiari (di questi parlerò successivamente) e, come al solito, la situazione lavorativa personale che non era affatto rosea, anche se di lì a poco si sarebbe presentata una buona occasione.
Terrò sempre in mente un episodio del giorno di Natale: mio padre era in stato di semi-incoscienza ma, tuttavia, ogni tanto parlava e rispondeva. Gli chiedemmo che giorno fosse e ci disse che era Natale. Gli chiedemmo pure qualche notizia sul calcio (la sua passione). Ci disse che in Inghilterra avrebbero giocato il giorno dopo. Sia io che i miei familiari (mio fratello e le mie zie) rimanemmo allibiti da queste parole e non fummo mai in grado di spiegarci l'accaduto, ne lui si ricordò mai l'episodio.
Passato il periodo più critico, fu trasferito nuovamente nell'ospedale dove lo avevano operato.
Ricordo quei giorni di festa come molto strani, per non dire brutti. Ero abbastanza spaesato. Da una parte felice perchè notavo che mio padre dava segni di ripresa. Dall'altra, avevo una terrificante paura del futuro. Non sapevo come si sarebbe evoluta, ed in quali termini, la questione. Quanto ci avrebbe messo mio padre per recuperare ???? Sarebbe tornato quello di prima ??? Quanto sarebbe dovuto restare chiuso in qualche ospedale ???? In più c'erano i moltissimi problemi familiari (di questi parlerò successivamente) e, come al solito, la situazione lavorativa personale che non era affatto rosea, anche se di lì a poco si sarebbe presentata una buona occasione.
mercoledì 11 aprile 2018
Tre giorni tremendi!!!
Nemmeno a farlo a posta il giorno dopo l'operazione di mio padre avrei dovuto sostenere gli scritti dell'esame per l'iscrizione all'albo degli Avvocati. Una vera follia. Tre giorni di delirio assoluto durante i quali non hai alcun contatto con il mondo esterno, se non quando termini la prova scritta.
Nella drammaticità della faccenda mi trovai dinanzi ad una scelta molto dura: fare la spola tra ospedale e casa, aspettando notizie di mio padre, oppure provare a fare gli scritti ???? Mille dubbi mi assalirono in poche ore. Piangevo, avevo il cuore a pezzi, ma non volevo nemmeno perdere la possibilità di fare qualcosa di buono. Qualcosa per la mia vita che avrebbe potuto permettermi di gettare basi concrete per il futuro. In un momento di lucidità valutai la situazione nella sua interezza. Stando a casa o in ospedale non avrei potuto fare nulla di concreto per mio padre, ma andando a fare la prova scritta dell'esame non sarei stato informato costantemente degli sviluppi.
Scelsi questa seconda opzione ben sapendo che, al pomeriggio, quando sarei entrato in possesso del telefonino, avrei potuto trovare qualche messaggio con brutte notizie. Informai mio fratello delle mie intenzioni ed il giorno dopo andai a sostenere la prima prova degli esami.
A distanza di molto tempo ricordo perfettamente quei giorni di dicembre 2005 in cui andai a sostenere gli scritti per l'esame da Avvocato. La mattina mi alzavo con una sensazione di scombussolamento totale e fino a quando entravo dentro le aule avevo il terrore del telefonino. Il terrore che arrivasse qualche brutta notizia.
Così quando uscivo la sera e lo accendevo. Nel mezzo tanta tristezza e preoccupazione. Più tentavo di essere freddo e razionale e più i pensieri mi assalivano. Se sono riuscito a terminare le prove durante i tre giorni, molto lo debbo ai miei amici dell'università che hanno fatto l'esame con me e stavano nella mia stessa aula. Non mi lasciavano solo un attimo fin quando iniziava la dettatura dei compiti e dopo mi seguivano spesso con lo sguardo. Non so cosa avrei fatto senza di loro. Stavo lì per forza di inerzia. Infatti lo scritto andò male.
Nella drammaticità della faccenda mi trovai dinanzi ad una scelta molto dura: fare la spola tra ospedale e casa, aspettando notizie di mio padre, oppure provare a fare gli scritti ???? Mille dubbi mi assalirono in poche ore. Piangevo, avevo il cuore a pezzi, ma non volevo nemmeno perdere la possibilità di fare qualcosa di buono. Qualcosa per la mia vita che avrebbe potuto permettermi di gettare basi concrete per il futuro. In un momento di lucidità valutai la situazione nella sua interezza. Stando a casa o in ospedale non avrei potuto fare nulla di concreto per mio padre, ma andando a fare la prova scritta dell'esame non sarei stato informato costantemente degli sviluppi.
Scelsi questa seconda opzione ben sapendo che, al pomeriggio, quando sarei entrato in possesso del telefonino, avrei potuto trovare qualche messaggio con brutte notizie. Informai mio fratello delle mie intenzioni ed il giorno dopo andai a sostenere la prima prova degli esami.
A distanza di molto tempo ricordo perfettamente quei giorni di dicembre 2005 in cui andai a sostenere gli scritti per l'esame da Avvocato. La mattina mi alzavo con una sensazione di scombussolamento totale e fino a quando entravo dentro le aule avevo il terrore del telefonino. Il terrore che arrivasse qualche brutta notizia.
Così quando uscivo la sera e lo accendevo. Nel mezzo tanta tristezza e preoccupazione. Più tentavo di essere freddo e razionale e più i pensieri mi assalivano. Se sono riuscito a terminare le prove durante i tre giorni, molto lo debbo ai miei amici dell'università che hanno fatto l'esame con me e stavano nella mia stessa aula. Non mi lasciavano solo un attimo fin quando iniziava la dettatura dei compiti e dopo mi seguivano spesso con lo sguardo. Non so cosa avrei fatto senza di loro. Stavo lì per forza di inerzia. Infatti lo scritto andò male.
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