giovedì 29 agosto 2019

Il giovedì......

Il giovedì, da sempre, era il giorno del riposo per Giulietto, molto più importante del week-end.

Da quando ero piccolo ricordo perfettamente che il giovedì era dedicato alle faccende personali.

In studio praticamente non andava e quando i miei si separarono Giulietto il giovedì era latitante.

Con la malattia mantenne questa prerogativa, seppur adattata alle nuove esigenze.

Lo studio, in questo giorno, diventava unicamente il luogo di incontro degli amici ed era chiuso al pubblico e ne succedevano di tutti i colori tra risate e scherzi vari.

In tarda età mi sono reso conto pure io di quanto sia importante per me il giovedì....

lunedì 4 marzo 2019

Grazie Giulietto!!!!

E' tanto che non scrivo sul blog ma non perchè non pensi a Giulietto oppure a quanto ci è accaduto. Al rapporto che abbiamo costruito in tarda età, diventando di fatto io il padre e lui il figlio. A volte non ho scritto per pigrizia, altre penso che la storia di Giulietto e le problematiche correlate non interessino e non siano di aiuto a nessuno. Altre volte perchè ho paura di esaurire i ricordi in breve tempo.

In questa occasione esco da quello che è il tema principale e scrivo nella speranza che Giulietto possa leggere ovunque si trovi.

Caro Giulietto, finalmente ho scartato il tanto, desiderato, regalo. Ovviamente sono contentissimo, ma lo sono ancor di più perchè probabilmente arriva da te. Ho avuto certezza del regalo il giorno del tuo compleanno, anche se poi mi è stato comunicato il giorno dopo. Il 5 ed il 6 febbraio sono state giornate intense. Da una parte pensavo a te, a quanto mi manchi, a quanto mi manca l'ultimo tuo compleanno festeggiato proprio il 6. Mi mancano i dispetti che ti facevo e le parolacce che mi prendevo.
Paradossalmente mi manca anche la pesante situazione che si viveva perchè, comunque, al centro di tutta la faccenda c'eri tu.

Dall'altra, in quelle giornate, ho provato ad immaginare per l'ennesima volta il mio futuro, cercando di portarmi sempre dietro i tuoi valori di bontà ed onestà intellettuale che ti hanno sempre contraddistinto, anche a fronte dei numerosi guai che hai combinato a me ed Emiliano.

Lo sai: da quando non ci sei più è aumentata all'ennesima potenza la mia inquietudine, che molto spesso mi fa sentire come Asterix quando prende la pozione magica.

Inquietudine dovuta ad un grosso vuoto per la tua mancanza, con cui debbo fare i conti ogni istante della mia vita.
Fino ad ora, sono riuscito ad incanalarla nello sport, nei suoi valori e nello studio del diritto sportivo, mia grande passione insieme ai motori e mi auguro, in futuro, di poterne continuare a fare buon uso anche per aiutare gli altri.
Sono partito per questa nuova gara, che per me è sempre la più dura. Come al solito ti penserò sempre e grazie ancora per l'immenso regalo!!!!
Ti voglio bene Giulietto!!!!

lunedì 29 ottobre 2018

Momenti preziosi!

In questi giorni sono un poco giù di corda, in quanto mi viene in mente uno dei momenti che dividevo con Giulietto e che per noi era quasi sacro: parlo del rito del “Vino Novello”.

A raccontarla così può sembrare una stupidata, e magari lo era pure, ma da sempre io e Giulietto, quando arrivava il periodo ottobre-novembre, andavamo in pieno fermento per bere insieme una bottiglia di questo vino. Alcune volte capitava che diventasse un vero e proprio incubo trovare del buon vino, ma era un pensiero che avevo il piacere di avere.

Questo piccolo racconto per dire di godersi il più possibile i momenti con le persone care. A volte ho la sensazione di essermi perso qualcosa con lui, ma forse è solo perchè non ti senti mai pronto a salutare definitivamente una persona che ami. Tra i vari ricordi, quasi quotidiani, c'era il rito del caffè che prendevamo spesso insieme e della partita della Lazio, tanto per citarne alcuni. Erano piccoli momenti che ci univano molto.

A me Giulietto manca molto ed anche se la sua scomparsa, almeno finora, mi ha dato una carica incredibile poiché lo sento vicino a me, tuttavia alcune volte quando ripenso al passato, a quanto vorrei ancora dividere spezzoni di vita con lui.

lunedì 24 settembre 2018

Attenti agli avvoltoi!!!!!

Durante la prima fase post-operatoria dovemmo fare i conti con tanti “avvoltoi” che, nonostante la grave situazione in cui versava mio padre e le numerose difficoltà a cui andammo incontro, non esitarono un attimo a mostrarsi per quello che erano. Parlo di un paio di colleghi (di cui potrei fare i nomi.....) in particolare e di qualche conoscente che si spacciava per  “amico”.

Un collega mandò in giro la voce che mio padre non si sarebbe più ripreso e, di lì a poco, lo studio sarebbe stato chiuso quando, in realtà, avevamo ben altri programmi, dato che a mio padre mancava del tempo per arrivare alla pensione e l'attività professionale era la sua unica fonte di sostentamento.

Un altro collega, invece, arrivò addirittura a contattare alcuni clienti di mio padre proponendo trattamenti di favore. Parliamo di persone affermate nel loro campo, non di gente alle prime armi....

Le cose ci furono riferite e mi imbestialii nel vero senso della parola. Avrei voluto chiamare quei due delinquenti, perchè di questo si trattava, di due delinquenti, e dir loro che non si sarebbero dovuti più permettere nemmeno di nominare il nome di mio padre. Ma poi mi invitarono a desistere.

Ciò che mi urtò non poco fu che entrambi questi colleghi si spacciarono in passato come persone estremante affezionate e rispettose del lavoro di mio padre. Uno di questi due “galantuomini” si spacciava per grande amico di mio padre e la compagna era pure diventata amica di mia zia.....

Sulle altre persone che se ne approfittarono il discorso fu diverso. Mio padre era un serio professionista ed affermato nel suo campo, dotato di una competenza tecnica e di una bravura fuori dal comune, ma assai latitante dal punto di vista prettamente commerciale. Accadeva, quindi, che molti non pagassero o pagassero in minima parte le prestazioni di mio padre, senza che lui se ne dolesse più di tanto.

Quando mio padre stette male, ed apparve lampante che le cose in questo senso sarebbero cambiate, anche se non totalmente, questi soggetti sparirono dal giorno alla notte e quando chiedemmo qualche favore fecero finta di niente! 

mercoledì 5 settembre 2018

L'aneurisma cerebrale. Un nuovo approccio

Tecnicamente parlando, mio padre aveva una malformazione ad una vena cerebrale, che avrebbe potuto causare l'aneurisma in qualsiasi momento e sarebbe potuta essere rilevata con una tac effettuata con liquido di contrasto. I medici, però, non potevano conoscere tutto il percorso che portò mio padre all'aneurisma, anche se qui si esula da un campo prettamente scientifico, per entrare in quello dogmatico.

Dalla morte di mia madre, avvenuta nel 2001 per tumore ai polmoni e dopo un anno di agonia, nonostante fossero separati da tempo e facessero vite opposte, mio padre sembrò entrare in una spirale autodistruttiva. Fumava tre pacchetti di sigarette al giorno, beveva una decina di caffè, mangiava tanto e tutte le peggiori schifezze, eccetto lo yogurt all'ora di pranzo e dal venerdì, quando chiudeva l'attività professionale, andava avanti ad alcool in quantità industriali. Parliamo non di qualche bicchiere, ma di bottiglie intere di whisky.....
A ciò aggiungiamo il notevole stress causato da una situazione familiare pesante e da un'amichetta in particolare che, scoprimmo dopo, lo aveva ridotto sul lastrico.

All'epoca mio padre aveva sessantadue anni. Se avessi fatto io a trentacinque anni, per un paio di mesi soltanto, la vita che fece lui per quasi quattro anni, sarei scoppiato nel giro di breve tempo.

Siccome mi aspettavo che prima o poi sarebbe successo qualcosa di grave, iniziai a controllarne movimenti ed orari. Il giorno in cui ci fu l'aneurisma gli salvai la vita per mera casualità. Destino. Stavo tornando sul mio scooter a casa, dopo essere andato a svolgere gli adempimenti preliminari per l'esame da avvocato (consegna dei codici e riconoscimento), quando in mezzo alla strada mi fermò un suo amico stretto, dicendomi che sarebbe dovuto venire a studio da lui (che si trovava nello stesso palazzo in cui abitavamo) ed invitandomi a scendere per prendere un caffè tutti insieme. Tornai a casa, pranzai e mi misi a riposare, come fece anche mio padre che era solito scendere allo studio almeno mezz'ora prima che iniziasse l'attività. Quando vidi che non si era alzato, bussai alla porta della camera. Non rispose. Misi l'orecchio sulla porta e sentii un respiro profondo. Entrai di corsa e lo trovai nel letto girato. Pensai ad un infarto e provai con un massaggio cardiaco. In preda al panico chiamai immediatamente l'ambulanza.

Ognuno può trarre le considerazioni che vuole da questo racconto. A me e gli amici più stretti, che conoscevano la sua storia, è parso ovvio che l'aneurisma cerebrale sia stato causato dal processo autodistruttivo a cui mio padre era andato incontro.

Scampato il pericolo, passato qualche tempo in ospedale dopo l'operazione al cervello, capii subito che se non avesse approcciato alla vita in maniera totalmente differente rispetto a prima, non sarebbe potuto tornare quello di prima, almeno per quanto riguarda l'autosufficienza.
Ero conscio del fatto che in qualche modo l'aneurisma avrebbe lasciato dei segni non solo fisici, ma anche psicologici. Ma non compresi immediatamente quali.
Non appena mio padre mio padre iniziò ad avere piena coscienza di se e del suo stato, iniziai ad avere delle avvisaglie su come si sarebbe approcciato in questa nuova vita. E non furono positive.....

Fu immediatamente informato di cosa era successo e dello stato in cui si trovava, ma a lui non sembrò interessare più di tanto, così come non fece domande (almeno che ricordi io) della situazione lavorativa. Chiedeva solo di noi familiari e delle persone più strette.

Considerai seriamente l'idea che non sarebbe mai più tornato ad una vita autonoma nonostante, come ci dissero dopo un approfondito esame neurologico, i problemi di mobilità riguardavano solo i piedi.

martedì 24 luglio 2018

Quale riabilitazione ????

Nel frattempo mio padre, fortunatamente, dava segni di ripresa concreti ed eravamo tutti più contenti anche se, come al solito, non sapevamo quando e come ne sarebbe uscito. I medici ad un certo punto si sbilanciarono dicendo che l'aneurisma cerebrale aveva creato solo problemi motori, non inficiando in alcun modo sulla capacità cognitiva ed espositiva. Progressivamente Giulietto iniziava a riprendere conoscenza e stare meglio.

Dentro di me sapevo che c'era il rischio di trovarmi un'altra persona davanti rispetto a quella che conoscevo, ma non mi importava. Volevo solo che uscisse quanto prima da quella situazione. Poi avrei fatto i conti con quello che sarebbe stato.

Quando in clinica apparve quasi certo che mio padre si sarebbe ripreso, ci dissero che sarebbe dovuto andare per un tempo imprecisato, ma non brevissimo, in un centro di riabilitazione motoria ove riprendere le funzionalità. Cercammo di capire dove portarlo. Quale sarebbe stata la soluzione migliore per lui. Nel valzer di informazioni e consigli che ci arrivarono, un giorno mi chiamò zia Patrizia di Milano, che mi suggerì un centro nel comasco specializzato nel recupero di pazienti con problematiche come quelle di mio padre, insistendo che lo avremmo dovuto portare lì.

Le opzioni erano due: portare mio padre in quel centro, lasciarlo da solo e vedere se in quel modo si sarebbe dato da fare per recuperare nel più breve tempo ben sapendo che io, mio fratello e mia zia lo avremmo visto poco (Zia Patrizia, comunque, ci aveva dato tutta la sua disponibilità per aiutarlo). L'altra alternativa era quello di trovare una soluzione a Roma in modo da poterlo monitorare in continuazione e vederlo spesso. Zia Patrizia ci disse che secondo lei la situazione migliore era quella prospettata da lei, sulla base di quanto detto prima, ossia del fatto che in quelle condizioni e non avendo altra scelta mio padre si sarebbe dato da fare per tornare quanto prima a casa ed alla vita di prima, per quanto possibile.

Dopo aver valutato la situazione ed esserci confrontati tutti e tre, pensammo che, forse, la soluzione ideale sarebbe stata quella di portarlo in un centro riabilitativo della Capitale in modo da poter monitorare mio padre costantemente. La scelta fu dettata anche dal carattere di mio padre: avevamo paura che lontano dagli affetti più stretti si sarebbe lasciato andare.

Visti i risultati, di cui parlerò in seguito, fu la scelta giusta ???? A mio avviso sì.

giovedì 12 luglio 2018

Problemi burocratici

Uno dei problemi cui ci siamo trovati dinanzi, oltre a quelli strettamente connessi con la salute di mio padre, ha riguardato gli aspetti ordinari della sua vita, come il pagamento delle bollette, la gestione del conto in banca ecc. anche in relazione al fatto  che mio padre era un libero professionista, doveva ancora andare in pensione e non si sapeva se avrebbe potuto ricominciare a lavorare.
Vediamo nello specifico quali sono le cautele che andrebbero sempre adottate in una famiglia, dal momento che quanto è capitato a mio padre potrebbe succedere a chiunque.

Vita ordinaria: bisogna cercare di garantire almeno la salvaguardia delle condizioni di vita ordinarie del malato.
Io e mio fratello vivevamo con mio padre in una casa in affitto a cui lui provvedeva, unitamente al pagamento delle utenze varie.
Ovviamente ci siamo trovati in difficoltà principalmente per quanto riguardava il pagamento del canone di locazione di casa. Ci ha aiutato nostra zia, dal momento che non avevamo un lavoro stabile.  Onde scongiurare situazioni simili, conviene predisporre (se si hanno le possibilità) una disposizione permanente di bonifico sul conto corrente dell'intestatario del contratto di locazione. Altra soluzione è quella della delega o della co-intestazione del conto corrente in questione: noi non avevamo fatto nulla di tutto questo! Quando mio padre ritornò alla vita e fu in grado di intendere e volere, provvedette lui stesso ma, fino a quel momento, fu un problema. Per quanto riguarda le utenze, nel lontano 2005 arrivavano le bollette cartacee e si poteva provvedere. Ora, con internet, conviene aprire un account, con le password alla portata di tutti, stamparle e pagarle.

Vita lavorativa:  qui la faccenda si fa nettamente più complicata e non ho una precisa soluzione da dare. Mio padre era un libero professionista ed aveva una attività in proprio. Pur nella disgrazia, gli mancava molto poco alla pensione. Versammo i contributi per suo conto, ma qui fummo aiutati anche dal fatto che conoscevamo il suo commercialista e, soprattutto, da mia zia che aveva le risorse economiche per farlo. A livello pratico, continuammo a mandare avanti la sua attività attraverso dei collaboratori ma, ovviamente, gli incassi diminuirono notevolmente. Parecchio!

Non appena mio padre si riprese, pur avendo problemi motori, con l'aiuto dell'intera famiglia, fu messo nelle condizioni di seguire, anche se marginalmente, il proprio lavoro. Ma niente fu come prima.