martedì 6 gennaio 2026

La befana!!!!!!

La Befana con Giulietto (non con Pier Giulio….prima era lui a farmela arrivare….) era troppo divertente!!!!!

Quando parlo di Giulietto mi riferisco a mio padre dopo che ebbe l’aneurisma e la seguente invalidità, per cui dal dicembre 2005 fino a quando ha deciso di andarsene in quel MALEDETTO 13 MAGGIO 2017.

Prima era Pier Giulio. Meglio il Dott. Pier Giulio Gardini, perché non era solo un grande dentista ma un medico estremamente competente (laurea in medicina e successiva specializzazione in chirurgia ed odontoiatria nel 1967) che riusciva sempre, in qualche modo, a guidarti.

Ciò avvenne anche dopo quando per me divenne semplicemente Giulietto, non perdendo la sua professionalità.

Ritornando alla Befana, dal gennaio 2007  (nel gennaio 2006 era ancora in ospedale) per me era diventato un momento di grandi risate che sarebbe potuto trasformarsi in incubo da un momento all’altro. Giulietto, da una parte era contento se arrivava la Befana, ma dall’altro se non accadeva come diceva lui erano urla. In più dovevo stare attento a come arrivava perché se mangiava troppo e poi stava male mi dovevo sorbire anche i continui rimproveri delle zie.

Per me quindi la Befana iniziava ufficialmente il 2 gennaio con la ricerca dei dolci adatti e di qualche altro regalo da mettergli dentro la calzetta oltre, ovviamente, al carbone.

Perchè Giulietto il carbone se lo meritava tutto!!!! Ne combinava di continue, non voleva fare la fisioterapia ed avendo perso i freni inibitori dopo l’aneurisma era capace di combinare veri disastri.

Quando arrivava il 5 gennaio cercavo in qualche modo di essere la sera a casa, aspettare che si addormentasse e mettergli la calzetta sotto il letto. Questo rito proseguì anche quando andai a vivere con Valentina.

Il giorno della Befana cercavo di essere lì mentre apriva la calzetta. Lo vedevo curioso e contento come in poche altre circostanze. Un misto di gioia e riconoscenza per avergli portato quel dono che, in un attimo si tramutava in infinite parolacce non appena vedeva il carbone e gli rammentavo che se lo meritava tutto!!!!!!

Ovviamente più aumentava il suo turpiloquio e più aumentavano le mie risate oltre alla promessa che l’anno successivo il carbone sarebbe aumentato!!!!! 


sabato 7 giugno 2025

Una luce in fondo al tunnel

Dopo poco tempo dall’ingresso di mio padre nella struttura riabilitativa (benchè si fosse capito quasi subito che non avrebbe fatto il minimo sforzo per riprendersi) pensammo (anche se eravamo coscienti che non sarebbe accaduto dopo qualche giorno......) di riuscire a portarlo a casa, facendogli fare una vita tutto sommato decente. Come riprese un minimo di autonomia gli consegnammo il suo cellulare, con il quale ogni tanto riusciva a chiamarmi. Vedere apparire il suo nome sul mio telefono, anche se ero al lavoro, mi riempiva di gioia come pochi, sebbene fossi conscio che c'erano mille problemi. Ero felicissimo che mi chiamasse per sentirmi e, come potevo, mi divertivo anche io a chiamarlo. 

Iniziai ad avere un cauto ottimismo per il futuro, sebbene i dissapori e le discussioni con le mie zie continuavano. Ero riuscito a trovare un lavoro soddisfacente nel gennaio 2006 e, poco dopo, avevo iniziato una relazione molto intensa che durò diversi mesi. Sapevo che la strada non sarebbe stata in discesa, ma ero fiducioso. 

Al lavoro mi ero fatto voler bene sia dai colleghi con cui lavoravo a stretto contatto, che dai superiori. 

Avevo creato un clima di solidarietà e rispetto, grazie anche al fatto che al lavoro non mi fermavo un attimo. Con qualche collega era nato un rapporto di amicizia e tutt'ora, nonostante le strade si siano separate, ci si sente con grande piacere. 

Fu brutto, però, dover nascondere la mia situazione familiare. Non avevo esperienza di alcuni contesti lavorativi, ma mi dissero che non avrei dovuto proferire alcuna parola su quanto mi stava succedendo a casa. 

Per me, che sono un carattere diretto e solare, era molto brutto non potermi mostrare totalmente per quello che ero, facendo finta di nulla sui problemi a casa..... 

Se mi arrivava una telefonata da casa non rispondevo o lo facevo a monosillabi e potevo chiamare solo durante la pausa pranzo, se non avevo qualche collega intorno. 

Comunque avevo belle prospettive e pure la mia vita privata andava a gonfie vele.

sabato 22 marzo 2025

Non ci pensare nemmeno!!!! (Festa del Papà 2025)

E’ appena passata la “Festa del Papà”. Non ho scritto nulla ma non perché non ti abbia pensato. Anzi…..Ho sempre nella testa quando ti compravo le “zeppole” che tu divoravi in un nanosecondo, salvo poi stare male. Mi arrabbiavo, mi beccavo la solita caterva di insulti, ma ero divertito come non mai. 

Mercoledì 19 marzo non è stato un giorno come un altro. Se ricordi, era pure il compleanno di Nora. La bella Nora. Andata via troppo presto, dopo te, nel 2018.

Ricordo ancora quando uscimmo in moto di nascosto di Enzo. Lui non voleva che portassi Nora in moto, ma noi andammo a mangiare fuori e ci facemmo un mare di risate al solo pensiero che il padre ci avrebbe beccato. Era il 2008 o il 2009, avevamo quasi quarant’anni, Nora era pure un Pubblico Ministero. Eppure Enzo si arrabbiò come un matto!!!! Noi ci ridemmo sopra come non mai.

Ovviamente l’incazzatura di Enzo fu causa tua, che il giorno dopo lo chiamasti per prenderlo in giro e raccontargli di quanto era successo.

Quante risate ci siamo fatti io e te per l’accaduto!!!!!!

Ecco: il 19 marzo voglio ricordarlo anche per la festa di Nora e per le risate che ci facemmo.

Una cosa importante: come al mio solito non ho mangiato le “zeppole” ma non ti preoccupare: mi rifaccio con gli interessi quando sarà tempo di vino novello. E come facevamo di consueto me ne finirò una bottiglia in un attimo!!!!


martedì 10 ottobre 2023

Da Pier Giulio a Giulietto (o Pierino...)!!!!!

Man mano che mio padre prendeva coscienza di se e rispondeva alle sollecitazioni, apparve lampante un fatto: del vecchio e serioso professionista non vi era più traccia. Non che si fosse dimenticato della sua professione....anzi....ma ci trovammo dinanzi ad un'altra persona

Prima dell'incidente mio padre era un tipo piacevole, spesso serioso ed in linea con il ruolo professionale che rivestiva. Potremmo dire autorevole. Dopo l'operazione perse questa sua caratteristica. Non aveva filtri. Diceva tutto quello che pensava e nel modo in cui lo pensava, senza preoccuparsi delle conseguenze

Mi avevano avvertito che sarebbe potuto accadere, ma non me ne preoccupai. Anzi, quando iniziai a percepire la situazione, mi divertii da matti. Sembrava di avere a che fare con un bambino di oltre sessant'anni che ne combinava di tutti i colori. 

Ovviamente qualcuno ne faceva le spese. Qualunque persona. Mi fu raccontato dalla sua assistente un episodio al quale, per fortuna, non assistetti, altrimenti le risate si sarebbero sentite fino ad Aosta. Un giorno, dopo che era tornato stabilmente a casa, ad una sua ex amante (con la quale aveva anche rapporti professionali), venne in mente di venirlo a trovare mentre si trovava nella sua attività lavorativa, anche se lontano dagli altri clienti. Entrò in questa stanza dove, in quel momento, c'erano mio padre, mia zia, l'assistente stessa ed altri amici. Pina, questo era il nome della signora, andò immediatamente per salutarlo, mio padre, senza colpo ferire le disse: “Pina ti ricordi quante scopate ci siamo fatti!!!!”. Ovviamente la signora Pina salutò e prese immediatamente la via del ritorno lasciando mio fratello pallido (….eppure è scuro di carnagione...) e mia zia arrabbiata come pochi. Questo era Giulietto!!!!!! 

Nelle strutture ospedaliere in cui stette, riuscì a farsi voler bene da quasi tutto il personale sanitario, anche se poi stargli appresso diventava frequentemente un vero problema. Se voleva una cosa, una qualsiasi cosa, la doveva ottenere a tutti i costi. E non ci si ragionava in nessun modo, anche parlandoci e spiegandogli i motivi di un eventuale diniego. Fu così fino alla fine. Fino a circa un mese prima di andarsene.....


domenica 5 febbraio 2023

80 anni !!!!!!! Ovunque tu sia auguri!!!!!!

Auguri Giulietto!!!!! 

Oggi avresti compiuto 80 anni, ma per me sarebbero stati al massimo 20, perché erano quelli che dimostravi e per questo avevamo instaurato un rapporto che spesso trascendeva quello canonico padre-figlio per sovvertirsi, in alcuni momenti, e trasformarsi in quello che possono avere due amici o due fratelli, in altri.

Anche se abbiamo costruito il nostro rapporto dalla tua malattia, non hai idea delle risate che mi sono fatto con te, anche a fronte dei numerosi problemi che ci stavano.

Dicono che il tempo allevi il dolore ma, ti sembrerà strano, per me non è così. Certo, nel quotidiano mi sono abituato a vivere senza di te, ma si tratta di mera abitudine, solo per non sprofondare nelle sabbie mobili di questa mancanza che per me è tanto grande.

Un giorno, non molto tempo prima di andartene, mi dicesti: “Quando io non ci sarò vi mancherò molto!” ed io ti risposi: “Non lo dire nemmeno per scherzo perché io impazzirò quando non ci sarai!!!!”. 

Sono passati quasi sei anni, ma la tua presenza è ancora forte. Spesso ti sogno. Sogno momenti di vita che avremmo potuto vivere insieme se tu fossi stato bene ed avessi potuto fare una vita normale, poi la mattina mi sveglio scombussolato, facendo fatica a riprendere le forze per iniziare la giornata.

Non solo mi manchi come figura a me cara: padre-fratello-amico, ma anche come medico, perché tu eri un GRANDE MEDICO.

Quando sono stato operato al ginocchio un anno addietro, le prima notti passate senza dormire per il dolore ho provato a chiamarti sul cellulare sperando che mi rispondessi da lassù. Avevo bisogno di sentire il tuo parere medico ed anche una tua parola. Come potrai immaginare, l’operazione è stato un momento bruttissimo sotto molteplici punti di vista tra cui il fatto che non c’eri.

Cerco di guardare sempre avanti, ma non posso fare a meno di dimenticarti e soprattutto ringraziarti per lo splendido regalo che mi hai fatto nel giorno del tuo compleanno del 2019. Questo lavoro nella Pubblica Amministrazione è arrivato proprio in quel giorno, anche se mi dispiace non aver potuto festeggiare con te il doppio evento con una buona bottiglia di vino e qualche presa in giro.

Mi auguro di rincontrarti prima o poi!

Mi manchi troppo Giulietto!!!!

domenica 4 settembre 2022

Azioni legali

Valutammo quasi subito di intraprendere un'azione legale nei confronti della struttura ospedaliera dove mio padre era stato ricoverato immediatamente dopo l'operazione,  nella quale si era preso l'infezione che stava per essergli fatale. Fermo restando che è fondamentale consultare un avvocato, si debbono sapere alcune cose sull'argomento. 

Di ogni malato che si trova in una struttura ospedaliera pubblica viene redatta una cartella clinica, la quale deve essere resa disponibile al malato stesso oppure ai suoi familiari. Tale cartella viene compilata (ovviamente) dal personale sanitario ove il malato è ricoverato. 

Tra l'insorgere di una patologia e l'eventuale responsabilità  del personale sanitario preposto vi deve essere un collegamento, un nesso di casualità. Cioè deve essere palese che quel tipo di condotta del personale sanitario abbia causato la patologia. 

Detto questo, chiedemmo all'ospedale le cartelle cliniche di mio padre che portai all'avvocato. Questo le fece valutare da un medico legale con cui collaborava, il quale ci disse che non si sarebbe riusciti a dimostrare la responsabilità dell'ospedale per l'infezione contratta da nostro padre. Questa fu la valutazione del medico, per cui non intraprendemmo alcuna azione legale. 

L'avvocato a cui mi rivolsi è tutt'ora uno stretto amico di infanzia ed il medico legale che consultò la cartella clinica suo cugino. Assoluta fiducia. Ma se avessi incontrato un professionista disonesto o non competente ???? Avremmo inoltrato la causa, la avremmo persa e pagato laute spese legali: sia nostre che di controparte, oltre alle spese di giudizio. Il consiglio è quindi quello di fare più copie della cartella clinica ed avere almeno un paio di pareri in tal senso


venerdì 13 maggio 2022

Cinque anni!!!!!

Cinque era il giorno in cui eri nato. Cinque, purtroppo, sono gli anni che te ne sei andato, eppure il tuo ricordo è più vivo che mai. Vorrei, come al solito, raccontarti tante cose. Sentirti quotidianamente anche solo per litigare e mandarci a quel paese. Pensa che, non ricordo se la prima o la seconda notte dopo l’operazione al ginocchio, ricordando ancora il tuo cellulare a memoria, ho provato a chiamarti. Particolarmente in questo periodo mi sei mancato. 

Eri un ottimo medico ed avevo bisogno di te vicino, in grado di darmi le giuste indicazioni. Non hai idea di quello che ho passato. Non solo per l’operazione in se stessa e per il dopo, ma per tutto quanto. Sono piombato nuovamente in un incubo senza fine dal quale non sapevo se ne sarei uscito e come. Ho dovuto riaffrontare i demoni del passato, i dolori non solo fisici delle precedenti operazioni. 

E’ vero che è trascorso molto tempo dalla brutta operazione al ginocchio del febbraio 1985, che la mia vita è cambiata e forse anche io sono cambiato sotto certi aspetti, ma tu c’eri e mi hai aiutato

Avrei voluto chiederti materialmente consigli in questi giorni, così come avrei voluto gioire con te del fatto che adesso mi sento molto meglio, anche se la riabilitazione del ginocchio è ancora lunga. Una di quelle “frasi fatte” che vanno per la maggiore è che il tempo guarisce le ferite. Dal mio punto di vista posso dirti solo che dopo cinque anni è come se fosse passato appena un giorno. L’unica differenza rispetto ad allora è che ho imparato a gestire il dolore (e non sempre). 

Torno a dirti che vorrei tanto parlarti, raccontarti e sentire i tuoi commenti, pur scontrandomi poi con te. Non so dove tu sia ora. Mi auguro solo che tu stia bene e te la stia godendo. Mi manchi Giulietto….. 

sabato 5 febbraio 2022

Buon compleanno Giulietto!!!!!


Auguri Giulietto!!!!! 

Oggi festeggerò con del buon vino come se tu fossi qui. Come avremmo fatto se fossimo stati insieme. In fondo lo siamo ancora, anche se in dimensioni diverse, e mi auguro che tu stia facendo la stessa cosa. Mi auguro che te la stia godendo alla grande. Spero sappia che ti penso sempre, anche se non posso dirtelo a voce. 

Penso a come sarebbe stato vederci e festeggiare il tuo compleanno in questo periodo con la pandemia. Sicuramente molto duro ma in qualche modo avremmo ovviato. Ti avrei raccontato del lavoro e degli splendidi colleghi che mi ritrovo. Di alcuni progetti che ho e di Cupra Marittima dove mi vorrei, un giorno, trasferire a vivere. E sono sicuro che mi avresti aiutato a superare alcune difficoltà personali, magari con una semplice parola di incoraggiamento. 

Forse tu non sei la persona più indicata perché hai fatto un mare di guai, ma ti chiedo una cortesia: se vedi che combino qualche casino, visto la mia esuberanza, per favore trova il modo di dirmelo e mandarmi a quel paese. Ti abbraccio sempre forte!

sabato 4 settembre 2021

L'Attività professionale di mio padre

Non appena mio padre fu operato al cervello e ci dissero che ce la avrebbe potuta fare, il pensiero andò alla sua attività lavorativa che, in qualche modo, sarebbe dovuta andare avanti, in attesa di segnali più o meno positivi.

Immaginare di dovere interagire con qualcosa che, per cultura ed inclinazione, non ti appartiene minimamente è molto difficile e può lasciare disorientati

Sapevamo che avremmo dovuto gestire l'attività a livello amministrativo, lasciando il compito di sostituire mio padre a qualche professionista. Ma da dove partire ???? Come fare ???? Fortunatamente mio padre aveva degli ottimi collaboratori da tanti anni. Ci rivolgemmo a loro. Erano le uniche persone di cui ci potevamo fidare in quel momento (dopo molti anni ci sarebbe stato qualche comportamento non proprio lineare da parte di qualcuno.....). 

Nostra zia iniziò ad essere presente nell'attività professionale di mio padre. Io e mio fratello ci facevamo vedere più di rado. Quasi subito trovammo il professionista (anzi la professionista) in grado di sostituire mio padre. I clienti la accettarono senza problema anche perchè fu spiegato loro che la situazione, probabilmente, sarebbe stata di passaggio e mio padre, in qualche modo, sarebbe tornato (anche se non sapevamo quando) a portare avanti la sua attività.

 Ci fu molto di aiuto anche il nostro commercialista, che ci spiegò quale erano gli adempimenti fiscali. Il difficile, però, era entrare nelle dinamiche dell'attività stessa. Pur quando ci si limita solamente a gestire una qualsiasi attività di qualunque tipo, che sia commerciale o professionale, se non si entra dentro le logiche della stessa e non si comprendono alcuni meccanismi si rischia di fare grossi danni. Ce la cavammo bene.


giovedì 25 marzo 2021

La Pasqua e la badante

 Della Pasqua con Giulietto ho raccontato in altro post  e visto che manca poco offro subito qualche piccolo consiglio in attesa di affrontare meglio la questione in un altro post e con la speranza di poter essere di aiuto, soprattutto a chi si trova da poco con badante a seguito di familiare non autosufficiente. 

Partiamo da una considerazione iniziale: la Pasqua nella tradizione italiana è una festa molto importante per tutta una serie di motivi che si conoscono. Non dobbiamo dimenticarci che, se è importante per noi, può essere ancora più importante per queste persone che svolgono il ruolo di badanti, potendo rappresentare per loro uno dei pochi momenti di ritrovo con la famiglia o la comunità di appartenenza. E ben possibile, quindi, che all’ultimo momento, quando magari avete organizzato di andare fuori (non sarà probabilmente il caso di questo anno visto il Covid ma è meglio pensarci…..), decidano di non rimanere in casa creandovi un grosso problema. E’ un loro diritto andar via e non vi potete in alcun modo imporre. 

Per noi il problema si presentava ogni anno ed è capitato in qualche occasione (ma non ricordo quando) di avere difficoltà in tal senso. 

Le strade da percorrere sono due: o si mette mano al portafoglio pagando la festività e tentando di convincere la persona a restare, oppure ci si organizza in modo da limitare i danni, facendo rimanere la badante in casa a fare qualche pasto con voi eppoi lasciandola libera. 

Se decidete di mettere mano al portafoglio, fatelo prima e fatevi lasciare idonea ricevuta. Accordatevi per tempo e nei dettagli!!! Negli anni io e mio fratello abbiamo sempre cercato di essere liberi in quei giorni, pur passando del tempo con Giulietto, ma senza dover essere vincolati dall’assenza delle badanti.

venerdì 19 marzo 2021

Festa del Papà

Questa era una di quelle ricorrenze alle quali si teneva in particolar modo, non tanto per il valore della festa, quanto per il fatto che rappresentasse un modo per stare più vicini. 

In quale maniera ????? 

Giulietto da sempre era goloso di dolci e vino e ne approfittava in ogni modo. Prima dell’aneurisma, quando era un professionista affermato, faceva come voleva. Dopo il discorso cambiò un poco, anche per il fatto che la sedentarietà imponeva una qualche cautela sull’alimentazione. 

Se nella sua precedente vita non avevamo usanze particolari nelle feste, salvo Natale e Pasqua, dal gennaio 2006 ricorrenze e feste varie diventarono un modo per avvicinarci ancora più a lui e potevano trasformarsi in un momento di assoluta ilarità o nel peggior incubo. L’aneurisma ed il successivo periodo di coma gli avevano fatto perdere ogni freno inibitorio, rendendolo di fatto ingestibile, per cui se le cose non venivano fatte come intendeva lui, succedeva il finimondo

Ovviamente questo concetto valeva soprattutto a tavola, dove io non perdevo occasione per fargli qualche dispetto facendolo urlare come un pazzo. Quando arrivava il 19 marzo, però, impazzivo io se non gli andavo a comprare i bignè di San Giuseppe alla crema. Vederlo così contento (anche se gli compravo quelli al forno e non fritti) per un piccolo gesto, mi faceva stare bene come pochi. Era una di quelle situazioni in cui riuscivamo ad isolarci dai mille guai della vita, non pensando ad un presente drammatico ed un futuro nebuloso più che mai. 

Forse fu proprio da quei momenti che iniziammo a costruire un rapporto da zero. Oggi, 19 marzo 2021, la mente va di nuovo a quelle giornate. A maggio sono quattro anni che non c’è più. Molto è cambiato nella mia vita, ma il suo ricordo e l’affetto è più vivo che mai.


giovedì 22 ottobre 2020

Centri di riabilitazione - altre considerazioni

Trovare un centro di riabilitazione o di lungo degenza che abbia posti liberi e sia decente (oltre che non troppo lontano da dove abita il malato ed i suoi familiari), già di per se, è impresa non semplice. Diventa assai più difficile quando il malato non è più giovanissimo. 

Una delle questioni da tenere in  estrema considerazione per questo tipo di patologie è che l'ospedale tenderà a dimettere il malato non appena passato il pericolo di vita e la situazione si sia stabilizzata. Per cui si deve pensare subito a dove farlo trasferire e muoversi in tal senso. Solitamente le richieste partono dall'ospedale stesso in cui il paziente è ricoverato ma la burocrazia è una brutta bestia. 

Facemmo tantissime ricerche e, come al solito, grazie ad un amico stretto riuscimmo a far ricoverare nostro padre dentro uno di questi centri, dove pagando un supplemento potette godere di una stanza singola. 

Una delle caratteristiche di questi centri riabilitativi è che se il paziente non collabora e non si mostra attivo da subito non viene più seguito

Purtroppo hanno poco personale in relazione alle reali esigenze della struttura e dei malati. Ovviamente mio padre non si mostrò per nulla collaborativo e dopo non molto tempo, come logico, venne quasi abbandonato. 

In tutta franchezza non mi sento di biasimare il personale delle strutture riabilitative dove è stato mio padre, che si è molto prodigato per il suo recupero. Purtroppo la riabilitazione, qualunque essa sia, è una lavoro lungo e doloroso e come tale va affrontato. Solo con una ferrea volontà si può sperare di ottenere dei miglioramenti, ma forse a mio padre non interessava. Forse non interessava tornare alla vita di prima. La sensazione che mi diede fin dall'inizio fu proprio questa.  

 


martedì 14 aprile 2020

Centri di riabilitazione

Prendo spunto da qualche domanda che mi è stata rivolta in questi giorni per precisare alcuni aspetti sui centri di riabilitazione, specialmente in ordine a quanto capitò a mio padre.

Prima considerazione. Riuscire ad entrare nei centri di riabilitazione è molto difficile, stante l'alto numero di persone che ne hanno bisogno in rapporto alle strutture esistenti e la permanenza  è limitata a massimo sessanta giorni.

Seconda considerazione. Per accedere il malato deve avere un quadro clinico buono, cioè vi deve essere la concreta possibilità di recupero, altrimenti molto difficilmente verrà accettato. Inoltre, da quanto mi ricordi io, non venivano ammessi malati con deficit cognitivi. Parliamo, ci tengo a sottolinearlo, di centri di riabilitazione.

Terza considerazione. Queste strutture sono spesso in carenza di organico, per cui gli operatori all'interno hanno un notevole carico di lavoro. Se il paziente non si mostra collaborativo fin da subito, il più delle volte viene messo da parte per dare spazio a quelli più volenterosi.

Giulietto riuscì ad entrare dentro queste strutture diverso tempo dopo l'operazione per l'aneurisma cerebrale, stante le complicazioni avute a livello clinico. Il quadro che si prospettava era di un buon recupero. Danni a livello cognitivo non ne aveva avuti. Aveva problemi motori sulla parte sinistra del corpo. Gli stessi esami neurologici svolti durante tutto il periodo di permanenza nelle varie strutture sanitarie (durato quasi un anno), avevano escluso grossi danni, salvo alle terminazioni nervose periferiche, cioè ai piedi che non riusciva quasi a muovere.

Fin dall'ingresso nella prima struttura mio padre si mostrò insofferente ad ogni forma di recupero. Non ne voleva sapere di fare alcun esercizio ne, tanto meno, di seguire un programma di riabilitazione. In ogni centro di riabilitazione dove andava il copione era più o meno lo stesso e dopo poco, sebbene risultasse molto simpatico a quasi tutto il personale sanitario, veniva lasciato in disparte. Quando tornò a casa la situazione non migliorò, sebbene ci fossimo rivolti a numerosi fisioterapisti.

domenica 24 novembre 2019

Prosegue il decorso post-operatorio

Comprendere il decorso post-operatorio di persone colpite da aneurisma (o da ictus...) con danni cerebrali e situazione quasi impossibile. Quasi subito capimmo che i danni sarebbero stati a livello fisico e non cognitivo dai piccoli segni che dava mio padre.

I medici si erano espressi  positivamente, ma a noi sembrava che il recupero non ci fosse o fosse lentissimo. Chiedevamo in continuazione informazioni a tutti i medici che conoscevamo, sia ospedalieri che non. Nessuno della mia famiglia sapeva minimamente come sarebbe andata.

Per alcuni aspetti vivevamo tutti alla giornata. Vivevamo e speravamo. Io mi trovavo nel caos più perenne. Non sapevo mai quale fosse la cosa giusta da fare. Semplicemente confuso. Vedevo mio padre in quelle condizioni, non sapevo “se”, “come” e  “quando” si sarebbe ripreso. Da questa esperienza ho imparato che, specialmente in situazioni del genere, il decorso post-operatorio non è mai uniforme: un giorno sembra che proceda tutto bene ed il giorno dopo tutto male.
Non si riesce ad avere un quadro chiaro della situazione. Per far comprendere meglio il quadro  clinico faccio un esempio pratico. Quando mi operarono alle gambe da bambino, prima di ogni operazione si sapeva più o meno quali sarebbero stati i tempi di recupero e le azioni da porre in essere.  Con mio padre, a causa del trauma cerebrale, non fu possibile. Si parlò sempre e solo di ipotesi ed in maniera alquanto vaga.

giovedì 29 agosto 2019

Il giovedì......

Il giovedì, da sempre, era il giorno del riposo per Giulietto, molto più importante del week-end.

Da quando ero piccolo ricordo perfettamente che il giovedì era dedicato alle faccende personali.

In studio praticamente non andava e quando i miei si separarono Giulietto il giovedì era latitante.

Con la malattia mantenne questa prerogativa, seppur adattata alle nuove esigenze.

Lo studio, in questo giorno, diventava unicamente il luogo di incontro degli amici ed era chiuso al pubblico e ne succedevano di tutti i colori tra risate e scherzi vari.

In tarda età mi sono reso conto pure io di quanto sia importante per me il giovedì....

lunedì 4 marzo 2019

Grazie Giulietto!!!!

E' tanto che non scrivo sul blog ma non perchè non pensi a Giulietto oppure a quanto ci è accaduto. Al rapporto che abbiamo costruito in tarda età, diventando di fatto io il padre e lui il figlio. A volte non ho scritto per pigrizia, altre penso che la storia di Giulietto e le problematiche correlate non interessino e non siano di aiuto a nessuno. Altre volte perchè ho paura di esaurire i ricordi in breve tempo.

In questa occasione esco da quello che è il tema principale e scrivo nella speranza che Giulietto possa leggere ovunque si trovi.

Caro Giulietto, finalmente ho scartato il tanto, desiderato, regalo. Ovviamente sono contentissimo, ma lo sono ancor di più perchè probabilmente arriva da te. Ho avuto certezza del regalo il giorno del tuo compleanno, anche se poi mi è stato comunicato il giorno dopo. Il 5 ed il 6 febbraio sono state giornate intense. Da una parte pensavo a te, a quanto mi manchi, a quanto mi manca l'ultimo tuo compleanno festeggiato proprio il 6. Mi mancano i dispetti che ti facevo e le parolacce che mi prendevo.
Paradossalmente mi manca anche la pesante situazione che si viveva perchè, comunque, al centro di tutta la faccenda c'eri tu.

Dall'altra, in quelle giornate, ho provato ad immaginare per l'ennesima volta il mio futuro, cercando di portarmi sempre dietro i tuoi valori di bontà ed onestà intellettuale che ti hanno sempre contraddistinto, anche a fronte dei numerosi guai che hai combinato a me ed Emiliano.

Lo sai: da quando non ci sei più è aumentata all'ennesima potenza la mia inquietudine, che molto spesso mi fa sentire come Asterix quando prende la pozione magica.

Inquietudine dovuta ad un grosso vuoto per la tua mancanza, con cui debbo fare i conti ogni istante della mia vita.
Fino ad ora, sono riuscito ad incanalarla nello sport, nei suoi valori e nello studio del diritto sportivo, mia grande passione insieme ai motori e mi auguro, in futuro, di poterne continuare a fare buon uso anche per aiutare gli altri.
Sono partito per questa nuova gara, che per me è sempre la più dura. Come al solito ti penserò sempre e grazie ancora per l'immenso regalo!!!!
Ti voglio bene Giulietto!!!!

lunedì 29 ottobre 2018

Momenti preziosi!

In questi giorni sono un poco giù di corda, in quanto mi viene in mente uno dei momenti che dividevo con Giulietto e che per noi era quasi sacro: parlo del rito del “Vino Novello”.

A raccontarla così può sembrare una stupidata, e magari lo era pure, ma da sempre io e Giulietto, quando arrivava il periodo ottobre-novembre, andavamo in pieno fermento per bere insieme una bottiglia di questo vino. Alcune volte capitava che diventasse un vero e proprio incubo trovare del buon vino, ma era un pensiero che avevo il piacere di avere.

Questo piccolo racconto per dire di godersi il più possibile i momenti con le persone care. A volte ho la sensazione di essermi perso qualcosa con lui, ma forse è solo perchè non ti senti mai pronto a salutare definitivamente una persona che ami. Tra i vari ricordi, quasi quotidiani, c'era il rito del caffè che prendevamo spesso insieme e della partita della Lazio, tanto per citarne alcuni. Erano piccoli momenti che ci univano molto.

A me Giulietto manca molto ed anche se la sua scomparsa, almeno finora, mi ha dato una carica incredibile poiché lo sento vicino a me, tuttavia alcune volte quando ripenso al passato, a quanto vorrei ancora dividere spezzoni di vita con lui.

lunedì 24 settembre 2018

Attenti agli avvoltoi!!!!!

Durante la prima fase post-operatoria dovemmo fare i conti con tanti “avvoltoi” che, nonostante la grave situazione in cui versava mio padre e le numerose difficoltà a cui andammo incontro, non esitarono un attimo a mostrarsi per quello che erano. Parlo di un paio di colleghi (di cui potrei fare i nomi.....) in particolare e di qualche conoscente che si spacciava per  “amico”.

Un collega mandò in giro la voce che mio padre non si sarebbe più ripreso e, di lì a poco, lo studio sarebbe stato chiuso quando, in realtà, avevamo ben altri programmi, dato che a mio padre mancava del tempo per arrivare alla pensione e l'attività professionale era la sua unica fonte di sostentamento.

Un altro collega, invece, arrivò addirittura a contattare alcuni clienti di mio padre proponendo trattamenti di favore. Parliamo di persone affermate nel loro campo, non di gente alle prime armi....

Le cose ci furono riferite e mi imbestialii nel vero senso della parola. Avrei voluto chiamare quei due delinquenti, perchè di questo si trattava, di due delinquenti, e dir loro che non si sarebbero dovuti più permettere nemmeno di nominare il nome di mio padre. Ma poi mi invitarono a desistere.

Ciò che mi urtò non poco fu che entrambi questi colleghi si spacciarono in passato come persone estremante affezionate e rispettose del lavoro di mio padre. Uno di questi due “galantuomini” si spacciava per grande amico di mio padre e la compagna era pure diventata amica di mia zia.....

Sulle altre persone che se ne approfittarono il discorso fu diverso. Mio padre era un serio professionista ed affermato nel suo campo, dotato di una competenza tecnica e di una bravura fuori dal comune, ma assai latitante dal punto di vista prettamente commerciale. Accadeva, quindi, che molti non pagassero o pagassero in minima parte le prestazioni di mio padre, senza che lui se ne dolesse più di tanto.

Quando mio padre stette male, ed apparve lampante che le cose in questo senso sarebbero cambiate, anche se non totalmente, questi soggetti sparirono dal giorno alla notte e quando chiedemmo qualche favore fecero finta di niente! 

mercoledì 5 settembre 2018

L'aneurisma cerebrale. Un nuovo approccio

Tecnicamente parlando, mio padre aveva una malformazione ad una vena cerebrale, che avrebbe potuto causare l'aneurisma in qualsiasi momento e sarebbe potuta essere rilevata con una tac effettuata con liquido di contrasto. I medici, però, non potevano conoscere tutto il percorso che portò mio padre all'aneurisma, anche se qui si esula da un campo prettamente scientifico, per entrare in quello dogmatico.

Dalla morte di mia madre, avvenuta nel 2001 per tumore ai polmoni e dopo un anno di agonia, nonostante fossero separati da tempo e facessero vite opposte, mio padre sembrò entrare in una spirale autodistruttiva. Fumava tre pacchetti di sigarette al giorno, beveva una decina di caffè, mangiava tanto e tutte le peggiori schifezze, eccetto lo yogurt all'ora di pranzo e dal venerdì, quando chiudeva l'attività professionale, andava avanti ad alcool in quantità industriali. Parliamo non di qualche bicchiere, ma di bottiglie intere di whisky.....
A ciò aggiungiamo il notevole stress causato da una situazione familiare pesante e da un'amichetta in particolare che, scoprimmo dopo, lo aveva ridotto sul lastrico.

All'epoca mio padre aveva sessantadue anni. Se avessi fatto io a trentacinque anni, per un paio di mesi soltanto, la vita che fece lui per quasi quattro anni, sarei scoppiato nel giro di breve tempo.

Siccome mi aspettavo che prima o poi sarebbe successo qualcosa di grave, iniziai a controllarne movimenti ed orari. Il giorno in cui ci fu l'aneurisma gli salvai la vita per mera casualità. Destino. Stavo tornando sul mio scooter a casa, dopo essere andato a svolgere gli adempimenti preliminari per l'esame da avvocato (consegna dei codici e riconoscimento), quando in mezzo alla strada mi fermò un suo amico stretto, dicendomi che sarebbe dovuto venire a studio da lui (che si trovava nello stesso palazzo in cui abitavamo) ed invitandomi a scendere per prendere un caffè tutti insieme. Tornai a casa, pranzai e mi misi a riposare, come fece anche mio padre che era solito scendere allo studio almeno mezz'ora prima che iniziasse l'attività. Quando vidi che non si era alzato, bussai alla porta della camera. Non rispose. Misi l'orecchio sulla porta e sentii un respiro profondo. Entrai di corsa e lo trovai nel letto girato. Pensai ad un infarto e provai con un massaggio cardiaco. In preda al panico chiamai immediatamente l'ambulanza.

Ognuno può trarre le considerazioni che vuole da questo racconto. A me e gli amici più stretti, che conoscevano la sua storia, è parso ovvio che l'aneurisma cerebrale sia stato causato dal processo autodistruttivo a cui mio padre era andato incontro.

Scampato il pericolo, passato qualche tempo in ospedale dopo l'operazione al cervello, capii subito che se non avesse approcciato alla vita in maniera totalmente differente rispetto a prima, non sarebbe potuto tornare quello di prima, almeno per quanto riguarda l'autosufficienza.
Ero conscio del fatto che in qualche modo l'aneurisma avrebbe lasciato dei segni non solo fisici, ma anche psicologici. Ma non compresi immediatamente quali.
Non appena mio padre mio padre iniziò ad avere piena coscienza di se e del suo stato, iniziai ad avere delle avvisaglie su come si sarebbe approcciato in questa nuova vita. E non furono positive.....

Fu immediatamente informato di cosa era successo e dello stato in cui si trovava, ma a lui non sembrò interessare più di tanto, così come non fece domande (almeno che ricordi io) della situazione lavorativa. Chiedeva solo di noi familiari e delle persone più strette.

Considerai seriamente l'idea che non sarebbe mai più tornato ad una vita autonoma nonostante, come ci dissero dopo un approfondito esame neurologico, i problemi di mobilità riguardavano solo i piedi.

martedì 24 luglio 2018

Quale riabilitazione ????

Nel frattempo mio padre, fortunatamente, dava segni di ripresa concreti ed eravamo tutti più contenti anche se, come al solito, non sapevamo quando e come ne sarebbe uscito. I medici ad un certo punto si sbilanciarono dicendo che l'aneurisma cerebrale aveva creato solo problemi motori, non inficiando in alcun modo sulla capacità cognitiva ed espositiva. Progressivamente Giulietto iniziava a riprendere conoscenza e stare meglio.

Dentro di me sapevo che c'era il rischio di trovarmi un'altra persona davanti rispetto a quella che conoscevo, ma non mi importava. Volevo solo che uscisse quanto prima da quella situazione. Poi avrei fatto i conti con quello che sarebbe stato.

Quando in clinica apparve quasi certo che mio padre si sarebbe ripreso, ci dissero che sarebbe dovuto andare per un tempo imprecisato, ma non brevissimo, in un centro di riabilitazione motoria ove riprendere le funzionalità. Cercammo di capire dove portarlo. Quale sarebbe stata la soluzione migliore per lui. Nel valzer di informazioni e consigli che ci arrivarono, un giorno mi chiamò zia Patrizia di Milano, che mi suggerì un centro nel comasco specializzato nel recupero di pazienti con problematiche come quelle di mio padre, insistendo che lo avremmo dovuto portare lì.

Le opzioni erano due: portare mio padre in quel centro, lasciarlo da solo e vedere se in quel modo si sarebbe dato da fare per recuperare nel più breve tempo ben sapendo che io, mio fratello e mia zia lo avremmo visto poco (Zia Patrizia, comunque, ci aveva dato tutta la sua disponibilità per aiutarlo). L'altra alternativa era quello di trovare una soluzione a Roma in modo da poterlo monitorare in continuazione e vederlo spesso. Zia Patrizia ci disse che secondo lei la situazione migliore era quella prospettata da lei, sulla base di quanto detto prima, ossia del fatto che in quelle condizioni e non avendo altra scelta mio padre si sarebbe dato da fare per tornare quanto prima a casa ed alla vita di prima, per quanto possibile.

Dopo aver valutato la situazione ed esserci confrontati tutti e tre, pensammo che, forse, la soluzione ideale sarebbe stata quella di portarlo in un centro riabilitativo della Capitale in modo da poter monitorare mio padre costantemente. La scelta fu dettata anche dal carattere di mio padre: avevamo paura che lontano dagli affetti più stretti si sarebbe lasciato andare.

Visti i risultati, di cui parlerò in seguito, fu la scelta giusta ???? A mio avviso sì.